Cosmetici e metalli pesanti
maggio 21, 2011 1 commento
Ho letto l’articolo di Green Me (che seguo su Facebook) sulla ricerca canadese che ha individuato la presenza di metalli pesanti tipo Nichel (famigerato e causa di parecchie allergie), Piombo e Berillio:
Cosmetici: nuovo studio shock canadese rivela metalli pesanti nascosti nei prodotti più popolari
La cosa sconcertante è che sono coinvolte case di fascia alta di prezzo (MAC e Sephora, per citarne due) e la multinazionale L’Oreal.
Cosa ancora più sconcertante, nell’articolo si legge che – interpellate in materia – “…le case produttrici hanno risposto che i metalli pesanti presenti nei prodotti testati sono stati classificati come “sostanze contaminanti involontarie” per cui non sono tenuti a indicarle sulle etichette.“
Sostanze contaminanti involontarie?
Nella mia infinita ingenuità, ho sempre pensato che i prodotti cosmetici, per la cura della persona, venissero preparati all’interno di laboratori operanti in ambiente pressochè sterile. Mi immaginavo quelle stanze asettiche dove operano persone in tute bianche, con cuffiette, mascherine, sovrascarpe, guanti, ecc. ecc..
Da cittadino comune, ed anche un po’ ignorante, mi domando se questa presenza di “sostanze contaminanti involontarie” siano dovute a preparazione in ambienti non perfettamente sterili, oppure se tali sostanze si depositano sulle superficie durante l’esposizione nei banchi di vendita (ma varrebbe solo per ombretti, polveri, ciprie… meno per prodotti chiusi in tubi, rossetti, gloss, mascara, …).
Nell’ambito dei prodotti per la cura della persona, sono sempre stata combattuta tra questioni etiche (sperimentazioni su animali, sulle quali sono fortemente contraria) e questioni economiche (i costi relativamente bassi di alcuni dei prodotti qui citati), prediligendo la seconda, raccontandomi che “magari queste multinazionali fanno test in vitro avendo risorse economiche più che sufficienti per investire in questo tipo di ricerca”.
Inoltre rinforzo la mia convinzione, raccontandomi che – pur non essendo prodotti naturali – la presenza di prodotti di sintesi (o che dir si voglia) stabilizza le sostanze, riducendo i rischi di allergia da sostanze naturali. Raccontandomi, nella mia testa, che multinazionali come L’Oreal, Beiersdorf (che produce la Nivea), ecc. avranno sicuramente un livello di sicurezza elevato in termini igienici e di componenti scelti (sospendendo qualsiasi altro giudizio in termini etici e morali).
Va bene tutto, va bene raccontarsi storie per giustificare le proprie azioni e le proprie scelte, ma i metalli pesanti no.
Già li inaliamo (e forse il nostro corpo riesce a filtrare un po’ l’aria che respiriamo), se adesso ce li spalmiamo anche addosso (non dimentichiamoci che la pelle è il nostro organo più esteso), aggiungiamo una variabile inquinante in più, diminuendo di un piccola “tacca” la nostra salute (una “piccola tacca” che giorno-dopo-giorno va ad alzare il nostro livello di insalubrità).
Che si può fare? Soprattutto cosa posso fare io?
Dal mio punto di vista e per le mie esigenze, il make up delle case coinvolte in questa vicenda (nel rapporto scaricabile sul sito Green Me figurano anche Benefit, in vendita da Sephora, Maybelline, Clinique, Revlon… insomma marche molto conosciute) hanno una resa migliore rispetto ai make-up biologici. Io, per esempio, mi trovo benissimo con il mascara de L’Oreal, gli ombretti di L’Oreal, Revlon, Maybelline, le ciprie, i rossetti ed i fondotinta di L’Oreal (“Mat Cachemire” ha una tenuta formidabile anche in condizioni di clima torrido ed umido)…
Così come mi trovo bene con le creme della linea DNAge della Nivea… [Dovendo pensare anche al portafoglio (alcune case cosmetiche, sicuramente più pregiate, hanno anche prezzi proibitivi), la scelta tende a ricadere su marche accessibili di multinazionali che considero "sicure" (sino ad oggi...).]
Ora la scelta si fa più difficile: non ci si può più limitare solo alla conoscenza dei fatti, consumando “coscientemente” certi prodotti (tipo “so che il salame fa male, ma lo mangio lo stesso con parsimonia, pur sapendo che non è il massimo per la mia salute”). Qui si restringe pesantemente lo spazio di manovra e di scelta, orientandosi gradualmente (se non radicalmente) sui cosmetici bio. Pur valutando la possibilità che la contaminazione possa avvenire anche all’esterno degli stabilimenti (ossia da contatto con atmosfera), interessando quindi anche questi prodotti.
L’utilizzo di cosmetici biologici forse è il sistema migliore per cercare di tutelare un po’ di più la nostra salute, a “scapito” della vanità (il make-up “sintetico” ha sicuramente una resa migliore rispetto a quello biologico).
E può essere anche una occasione per imparare ad accettarsi un po’ di più per quello che si è, senza camuffarsi dietro make-up pesanti, in grado di modificare incisivamente il nostro aspetto.


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