Casa Imbastita Campus

Ieri pomeriggio ho partecipato come ospite alla Master Lecture tenuta da Massimo Lumiera ed ho avuto finalmente il piacere di conoscere alcuni amici di Facebook, creatori di Casa Imbastita Campus: Mauro Baricca, Demetrio Pisani, Orazio Grillo ed Antonella Cabriolu (oltre ad avere conosciuto altri compagni digitali di chiacchierate).

E’ stata una bella lezione sulla Finanza Comportamentale, su come le decisioni “di pancia” incidono anche nell’apparentemente freddo, logico, numerico ed oggettivo mondo della Finanza. Una miriade di spunti da approfondire. Un ottimo punto di partenza e piattaforma  di sviluppo di corsi e seminari dove verticalizzare le riflessioni su questa scienza che unisce la Psicologia all’Economia.

Una riflessione molto esaustiva è stata riportata questa mattina da Antonella nel suo profilo Facebook e che riporto qui sotto, nel caso chi legge non vi riesca ad accedere:

“Le scelte economiche si basano solo sulla razionalità perfetta o sono influenzate da fattori diversi?

Sappiamo sempre qual è la scelta migliore e più conveniente quando decidiamo di spendere i nostri soldi?

Quanto incide l’emotività nelle scelte economiche, in situazione di crisi e di incertezza,  che gli imprenditori fanno per la propria azienda?

Secondo la teoria classica, esiste un homo oeconomicus in grado di effettuare tutte le scelte di tipo economico basandosi esclusivamente su fattori razionali. In realtà tale figura è solamente teorica e molti studi, partendo da Simon (Teoria della “razionalità limitata”) hanno dimostrato che l’uomo, nell’assumere decisioni, si fa condurre da una serie di altri elementi che hanno poco a che fare con la razionalità. Si  potrebbe parlare di razionalità perfetta se, nel momento della decisione, fossimo in grado di avere un quadro completo di tutti gli elementi in gioco e le conseguenze dell’uso di tali elementi. In altre parole, per effettuare una scelta a razionalità perfetta, dovremmo conoscere ogni singolo elemento, la sua influenza nei confronti degli altri elementi e le conseguenze delle interconnessioni. Davvero un quadro difficile da gestire, anche per la mente più geniale!

Il nostro sistema cognitivo ha dei limiti e le sue risorse non sono infinite. Il nostro cervello non è in grado, non trattandosi di un calcolatore, di “processare” tutte le informazioni che potrebbero essere necessaria alla definizione di un quadro completo delle possibilità. Cosa avviene allora? Il nostro cervello fa delle scelte, decide cioè di utilizzare solo alcune di queste informazioni e lo fa in modo  euristico, utilizza cioè le cosiddette “euristiche di pensiero”, che sono scorciatoie che ci permettono di fare scelte veloci, senza prendere in considerazione tutti gli elementi che entrano in gioco, ritenendole quelle migliori perché dettate dall’intuito.

Sugli aspetti psicologici, legati alle conseguenze di errori cognitivi, e sulla interazione tra psicologia delle decisioni e finanza è nato un campo di ricerca che prende il nome di “finanza comportamentale”. Questi studi dimostrano che le persone, nel nostro caso gli imprenditori, nel momento delle scelte vengono influenzati da stereotipi, pregiudizi, esperienze passate e da reazioni di tipo emotivo che variano a seconda della situazione di partenza e che hanno una connotazione particolare in caso di incertezza e di rischio, contravvenendo quindi ai  dettami della razionalità.”

La cosa che mi amareggia sempre un po’ quando assisto a queste lezioni, frequento corsi di crescita personale e non, è che c’è sempre poca gente. Vorrei vedere più gente. Vorrei vedere che c’è più gente che ha volontà di cambiare e che si attrezza con i giusti strumenti per affrontare questi periodi incredibilmente fluidi e dinamici. Invece siamo troppo pochi.

E quando parlo ad altre persone di queste esperienze, vedo sguardi che vanno dall’interessamento (perché argomenti effettivamente poco conosciuti ai più), alla incredulità, fino ad arrivare allo scetticismo puro (vedendomi rivolgere – a volte – anche sorrisetti di compatimento). Ed è un peccato, perchè vedo persone appallottolate su sé stesse, ficcate dentro loop negativi e totalmente sorde a stimoli esterni che potrebbero fornire nuovi punti di vista e vie di uscita inaspettate.

Posso anche comprendere che qualcuno mi venga a dire che certi corsi, certi Master, hanno costi elevati e comprendo perfettamente questa osservazione: sono la prima che lancia strali contro i super-master dai costi assurdi. Però, facendo i dovuti distinguo, ci sono tante possibilità per informarsi e crescere: frequentare qualche corso (e magari rinunciare ad altre gratificazioni immediate tipo un paio di scarpe nuove, inutili, una borsa,…), leggere libri, informarsi su internet (ormai un pozzo impressionante di informazioni), ecc. ecc.

Se c’è la volontà di crescere, le risorse per farlo le si trovano. Costa tempo e fatica, certo, ma il ritorno poi ti ripaga ampiamente.

Immagine tratta da Casa Imbastita Campus

Del buon cinema… almeno per me…

Leonardo Di Caprio in “J.Edgar”

Oggi sono andata a vedere il film “J.Edgar” con Leonardo Di Caprio (nel ruolo di J.Edgar Hoover, fondatore e direttore per 28 anni dell’FBI), per la regia di Clint Eastwood.

Pur avendo letto ed ascoltato critiche discordanti (alcune non particolarmente entusiasmanti, soprattutto per la regia), l’ho trovato un bel film. Ben fatto, molto ben recitato (Di Caprio è semplicemente gigantesco… più invecchia, più diventa bravo), con una bella ricostruzione di ambientazioni, costumi, volti e storia.

Non so quanto sia ispirato alla storia vera e quanto frutto di una sceneggiatura romanzata, fatto sta che dipinge la figura di un uomo ambiguo, contradditorio, incredbilmente fragile e – proprio per questo – celato dietro una visione del mondo al limite della paranoia, estremista e violenta (la difesa del proprio Paese con qualsiasi mezzo, d’altronde “a volte bisogna piegare le leggi per ottenere le cose” recita – più o meno – una delle battute cardine del ricco dialogo del film).

Non sarà stata una delle migliori prove da regista di Clint Eastwood (a detta di alcuni), ma io l’ho vista come una sua riflessione sulla democrazia e sulla sottile linea di demarcazione che la separa dalla dittatura e dalla violenza attuata per difenderla a qualsiasi costo, ed imporla a qualsiasi costo. Un tema molto-molto attuale, che evidentemente non è una novità e non passerà purtroppo mai di moda (soprattutto in un Paese come gli Stati Uniti, fortemente contradditorio su questo fronte).

Ho passato un paio d’ore vedendo ed ascoltando un buon prodotto, ben fatto, che mi ha dato modo di farmi qualche riflessione semplice ed utile. Sono uscita dalla sala con un bel senso di soddisfazione dato dall’avere visto un bel film.

Analogamente, settimana scorsa sono andata a vedere con un amico “La Talpa“, tratto dall’omonimo best-seller di John Le Carré.

Cast immenso. Giusto per citare qualche nome: John Hurt (una apparizione di pochi minuti, di grande intensità), Gary Oldman e Colin Firth (molto bravi) ed un manipolo di volti noti del cinema (caratteristi), tutti impegnati in una eccellente recitazione di stampo teatrale.

Film molto-molto lento, ma molto ben fatto: bella ambientazione con una ricostruzione molto accurata di luoghi, costumi, usi, e colori.

Sono cosciente che la pellicola può risultate noiosa (qualche cedimento di attenzione da parte di alcuni spettatori c’è stato), ma io l’ho trovata degna di attenzione, fosse anche solo per seguire la trama, abbastanza complicata. L’amico che era con me (che ha letto il libro) ha detto che il film rispecchia molto bene il libro, con dei tagli alla trama eseguiti in maniera accurata (senza compromettere la struttura narrativa).

Devo dire che con questi due film (ed il precedente “Le idi di marzo“) ho ripreso il piacere di andare al cinema, dopo un paio di anni di quasi latitanza e svogliatezza (non trovavo nulla che attirasse la mia attenzione, inseguita da “un senso di scontato”).

Non ho grandi pretese da un film. Non sono una intellettuale. Per me un film deve farmi distrarre e divertire, ma anche pensare. Non deve essere volgare e/o violento (ammetto violenza e volgarità se inserite in un contesto preciso di trama). E devo uscire dalla sala soddisfatta (ogni tanto qualche cantonata la prendo…).

Questo non vuol dire che escluda a priori film di cassetta, anzi! Ho visto “Sherlock Holmes 2” (divertendomi, meno del primo ma divertendomi lo stesso), andrò a vedere “Mission Impossible: Protocollo Fantasma“, “Il grande Gatsby” di uno dei miei registi preferiti (il visionario Baz Lurhmann), il prossimo “Batman” (per la regia di un altro dei miei registi preferiti: Christopher Nolan) e altre pellicole che usciranno nel corso della stagione.

Ma per ora il prossimo appuntamento è con “Iron Lady” con Meryl Streep (che narra la storia di Margaret Thatcher), in uscita il 27 gennaio.

Peter Guillam e Gary Oldman ne “La Talpa”

I “nuovi” social network

Oggi mi sono imbattuta in un articolo di Ninja Marketing: “I 5 social network del 2012″.

L’autore, Alberto Maestri, elenca i magnifici cinque che – stante i livelli di crescita esponenziale che stanno avendo in questi mesi – potrebbero diventare le entità digitali destinate a competere seriamente con Facebook & Soci:

  • Twitter
  • Tumblr
  • Pinterest
  • Posterous
  • Instagram

Fatto salvo Twitter (che conosco abbastanza bene e che utilizzo con discontinuità), che si sta avviando a diventare un colosso per numero di iscritti (qui un articolo che parla della sua crescita) grazie alla sua semplicità di utilizzo (iscriversi è semplicissimo) e alla sua sinteticità (140 caratteri per esprimere pensieri ed opinioni e/o per rilanciare notizie in rete), gli altri li conosco poco o per nulla.

Instagram lo utilizzo attraverso l’iPhone, condividendo in rete (in tempo reale) le foto scattate (e debitamente “manipolate” grazie alla disponibilità di effetti da applicare). Condivisione che avviene sia  su Instagram stesso, sia su Twitter e sia su Facebook.

Sono invece approdata da qualche giorno su Pinterest (grazie all’invito di un amico): prima di leggere l’articolo di Ninja Marketing, stavo iniziando a comprendere che si tratta di un social network stile Twitter, però per immagini (tutte splendide). Sono ancora in fase di approccio e comprensione e proprio oggi ho condiviso la prima foto, rilanciandone una pubblicata che mi piaceva particolarmente. Lì sono le immagini (e le suggestioni che evocano) a parlare. Esperimento interessante che cercherò di seguire e sviluppare il più possibile, introducendo gradualmente qualcosa di mio.

Non so nulla invece di Posterous. E credo che per il momento soprassiederò per effettivi problemi logistici e di gestione dei vari profili.

Tumblr mi lascia invece un po’ perplessa. Non ne riesco a comprendere appieno la funzionalità e ciò che lo distingue dal resto. Sembra un ibrido tra WordPress (quindi un blog) e Twitter, senza una identità ben precisa come il “pennuto” (come chiamo Twitter), il blog, Pinterest o altri. Allo stato attuale non riesce a catturarmi con una caratteristica che attiri la mia attenzione e mi faccia venire voglia di usarlo. Forse è solo una oggettiva mancanza di tempo da dedicargli.

Quello che comunque mi fa riflettere, e non smette mai di stupirmi, è la “velocità sempre più veloce” di evoluzione dei social network. E’ pressochè impossibile seguirli tutti e diventa sempre più importante e necessario fare delle scelte, pur essendo attirati dai nuovi orizzonti – in costante evoluzione – che il web offre.

Breve nota su Facebook: sono – credo – una delle poche che apprezza la nuova veste “Diario” di Facebook. Mi piace sia graficamente, sia per organizzazione di notizie. Credo che questa evoluzione porterà ad una auto-selezione degli utilizzatori e dei contenuti da loro condivisi, come anticipato dagli articoli del Sole 24 Ore e di Wired letti qualche giorno fa, dove si parla di modifica delle abitudini di fruizione e condivisione dei social network.

Immagine tratta da www.freeiconsdownload.com

L’anno delle energie rinnovabili

Il 2012 è stato proclamato l’anno delle Energie Rinnovabili dalla Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Nell’articolo pubblicato qualche giorno fa sull’edizione online di Wired (50 consigli per un 2012 a zero emissioni), vengono forniti 50 consigli per vivere eco.

Leggendolo mi sono fatta alcune riflessioni e ho analizzato cosa faccio, nel mio piccolo, per essere più eco:

  • uso dei mezzi pubblici (oltre ad inquinare meno, mi infliggo meno stress e attuo un consistente risparmio monetario);
  • uso di cosmetici ecologici non testati sugli animali (Dr Hauschka e Weleda: ingredienti naturali provenienti da agricoltura biologica e/o biodinamica, confezioni in vetro e alluminio, con minime parti in plastica, cruelty-free; e sto esaurendo i saponi da supermercato per passare a Lush);
  • spegnimento della illuminazione domestica non necessaria;
  • spegnimento dello stand-by degli elettrodomestici;
  • riduzione degli acquisti di scarpe, abiti, ecc. (se non è necessario… e se uno ci pensa, gli serve molto meno rispetto a quello che acquista);
  • donazione degli abiti usati (mai buttati via, a meno che non siano rotti).

Non ho l’aria condizionata in casa: a volte – nelle giornate (e nottate) torride – mi maledico per non averla messa, però uno se la può cavare con ventilatori e bevande fresche.

Proprio oggi ho acquistato i miei primi eBook: meno carta e meno ingombro (anche perché fra poco esco di casa e cedo l’appartamento ai libri). Faccio bene all’ambiente e riduco i volumi.

E proprio oggi ho finito anche le bottiglie d’acqua (di plastica). Faccio una prova con l’acqua del rubinetto (Coop sta conducendo una forte campagna di sensibilizzazione in tal senso), vediamo se funziona. Penso sia solo una questione di abitudine. Lo faccio perchè sconvolta dalla quantità di plastica che produco come unità familiare mononucleare. E non riesco a ridurne il quantitativo.

Vivo in un comune dove si fa una raccolta differenziata molto spinta: umido, secco, plastica+polistirolo, vetro+alluminio, carta. Le montagne di carta e di plastica che produco nell’arco di una settimana sono impressionanti. Ben poco produco di secco, umido, vetro ed alluminio. E’ evidente che devo aggiustare qualcosa in termini di consumi.

Quindi ci provo e aggiungo a quello che già faccio: digitalizzazione (riduzione della carta e stampa il più ridotta possibile, anche in ufficio) e passaggio all’acqua del rubinetto (nella speranza di ridurre la plastica).

Per il resto… Credo non arriverò mai ad allevare una gallina… Mai dire mai nella vita, però…

Immagine tratta da sito www.riqualificazioneenergetica.info

Milan Easy Toastmasters

Ieri sera ho partecipato, come ospite, alla mia prima riunione del Milan Easy Toastmasters Club. Un club di soci che si incontrano due volte al mese in un albergo di Milano per esercitarsi nel public speaking.

Sono arrivata a loro grazie alle indicazioni di alcuni amici, che mi avevano segnalato la presenza di questi gruppi (dislocati in varie città italiane) il cui scopo è ritrovarsi, e migliorarsi, nelle tecniche del parlare in pubblico.

Così, dopo avere fatto un corso di public speaking, con l’idea di mantenermi in esercizio, ho deciso di visitare una serata di uno dei due gruppi presenti a Milano (l’altro gruppo – nato da una costola del Milan Easy Toastmasters – si chiama The Xplorers Toastmasters Club).

E’ stata una bella serata.

Ho trovato un gruppo di gente veramente in gamba, molto capace, con alcuni elementi che guidano altri soci nel percorso di miglioramento e con una dinamica di scambio di ruoli continuo (tutor che diventano allievi ed allievi che diventano tutor).

Straordinaria la gestione del tempo, scandita implacabilmente da un cronometro e da un piccolo semaforo.

Molto simpatico il rituale che scandisce la serata (e la premiazione finale dei migliori speakers e valutatori della serata stessa) che ricorda i club dei college americani.

Eccezionali nell’utilizzo della lingua straniera (fronte su cui sono terribilmente arrugginita): sono rimasta colpita (ed intimidita) dai discorsi fatti in lingua inglese. Quindi palestra utile per imparare ed esercitarsi, grazie anche alla presenza di componenti stranieri.

Una esperienza da ripetere e da far diventare una piacevole e costruttiva abitudine.

Il mio obiettivo è quello di partecipare per 2-3 mesi come ospite e poi gettarmi nella mischia, passando ad un ruolo più attivo.

Vediamo se riesco a superare i diversi ostacoli posti lungo il percorso, per crescere ulteriormente. Ostacoli intesi come miei timori interni…

Le Idi di Marzo

“Vuoi lavorare per un amico o vuoi lavorare per il Presidente?”

Oggi ho visto un bel film, di grande qualità: Le Idi di Marzo.

Diretto e interpretato (in una parte secondaria) da George Clooney, vede tra i produttori esecutivi anche Leonardo Di Caprio e conta su attori tutti molto-molto bravi.

Tra tutti si distinguono il protagonista Ryan Gosling (che non conoscevo), e due caratteristi di eccezione: Philip Seymour Hoffman e Paul Giamatti.

Secondo me Clooney sta dimostrando notevoli qualità come regista, trattando argomenti storici e di attualità (“Good night and good luck” – per esempio – racconta la storia di un noto giornalista radiofonico durante il periodo del maccartismo).

In questa pellicola si raccontano le vicende politiche ed umane delle persone coinvolte nella grossa macchina elettorale di ideali primarie democratiche in Ohio (non ci sono riferimenti a vicende specifiche, ma ci sono suggerimenti incrociati).

Non mi dilungo nella descrizione della trama per non anticipare nulla. Dico solo che si tratta di un gran bel film: ben fatto, molto ben recitato, di alto livello.

Vengono molto ben descritte tutte le dinamiche umane che si instaurano tra i vari componenti e le lotte di potere senza esclusione di colpi, condotte in modo molto sottile e strisciante.

Ho visto valori di onestà e lealtà messi in contrapposizione con freddi calcoli elettorali e di alleanze.

Ho visto le scelte che l’ambizione e la voglia di primeggiare portano a fare.

Ho visto l’ambizione che distrugge reputazioni e fa ricatti.

Tutto in nome del potere.

Ho visto la sottile linea di demarcazione che separa etica professionale e opportunismo (nella peggiore accezione del termine).

Mentre seguivo il film, mi domandavo se io – nelle stesse condizioni dei protagonisti – fossi stata in grado di operare le stesse loro scelte. E non so dare una risposta. Ma ho apprezzato particolarmente le posizioni e le riflessioni di due personaggi in particolare (pur muovendosi lungo la sottile linea di demarcazione sopra menzionata).

Molto ben centrata l’attenzione del regista sulla evoluzione del protagonista (l’addetto stampa Stephen Meyers interpretato da Ryan Gosling). [Una curiosità: c'è una analogia con la pellicola "Micheal Clayton".]

Un bel film da vedere e da gustare, da apprezzare nei dialoghi (di stile teatrale) e nei contenuti.

Si esce dal cinema soddisfatti.

“A volte i limiti che ti dai non sempre li rispetti”

L’eterna diatriba su Facebook

“E’ brutto da dire, ma di facebook mi sto stancando: trovo che twitter sia molto più “attraente”!!” [post di un amico ieri sera, sulla sua bacheca di Facebook]

“…Facebook dà alle persone simili e con interessi convergenti una enorme possibilità di tenersi in contatto…questo succede anche nella vita vera…di solito tendi a stare con chi ti somiglia….ma nella vita vera incroci anche quelli diversi e spesso non puoi evitarlo..da questa contaminazioni nascono conflitti ma anche innovazioni positive…insomma…mi chiedo come ci si evolve su FB se tutti i gruppi la pensano più o meno allo stesso modo…” [post di questa mattina della pagina pubblica "La Grande Differenza di Sebastiano Zanolli"]

“Questa mattina pensavo proprio a questo, sono da poco su FB e tiro comunque le somme, mi sono connesso per poter sentire e confrontare idee, punti di vista differenti e convergenti, nuove tecnologie e loro uso, tenermi quindi in un continuo stato di ricerca, evoluzione, informazione e crescita. Mi sono ritrovato, per ora, con alcuni siti che guardo spesso (come ad esempio il tuo) e che mi danno fiducia nel mezzo di comunicazione FB come catalizzatore positivo delle idee. Ho l’impressione comunque che FB sia sottostimato e che bisogna intervenire perchè diventi anche uno strumento per aumentare la conoscenza,la positività, l’informazione, l’incontro e tutto ciò che aiuta le persone ad evolversi e ad “appartenere di fatto” a questo mondo. Credo fermamente in un futuro dove la conoscenza e lo scambio di idee è a portata di tutti, dove non esiste l’ignoranza (se non quella che si desidera “ignorare”) e le informazioni sono di libero accesso e disponibili a chiunque.” [uno dei commenti al post de La Grande Differenza]

Queste sono solo alcune delle riflessioni delle ultime 24 ore che mi è capitato di leggere su Facebook.

E questo è il link ad un articolo condiviso questa mattina sempre su Facebook:

“Addio Facebook… Il nuovo braccio di Matrix” di Daniele Bogiatto

Articolo condivisibile per alcuni aspetti (Facebook “vampirizza” energie e tempo, se non correttamente gestito), ma spocchioso e supponente per altre considerazioni. L’autore apre subito dicendo di essere stato uno dei primi ad iscriversi al celebre social network, grazie all’invito di un suo amico americano. Ed ora, esprime l’intenzione di abbandonarlo definendolo come un “un nulla sempre piu’ grigio anche se apparentemente colorato di emozioni di vario genere“. Non mi dilungo nella descrizione del contenuto dell’articolo, visibile al link sopra riportato, ritengo però che la riflessione dell’autore sia dettata da una ambizione a voler far parte di una elite. Di un manipolo di eletti in grado di fiutare in anticipo le future tendenze del Web. Va bene. Ciò è condivisibile. Quello che non è condivisibile è il tono dell’articolo.

Nessuno ti obbliga ad avere 5000 amici. Nessuno ti obbliga a partecipare alla moltitudine di giochi disponibili, od ad usufruire delle applicazioni gratuite.

Io resto ferma nell’idea che qualsiasi strumento, a seconda di come viene usato, ti fornisce determinati risultati.

Il Web, e Facebook in particolare, è una immensa piattaforma dove tutto è disponibile.

Sta a te scegliere cosa leggere, cosa condividere e con chi scambiare riflessioni.

Sta a te scegliere.

Se il “settaggio” attuale non ti soddisfa, ri-calibra. Trova altri stimoli che possano coincidere coi tuoi interessi o che te ne inneschino di nuovi.

Ci sono. Basta trovarli.

E una volta che li hai trovati, condividili cercando di innescare cambiamenti e stimolare dibattiti nella tua cerchia.

Come nella vita reale, dove se vuoi cambiare, se cerchi nuovi stimoli, nuove strade, nuove ispirazioni, ti metti in cerca…

Immagine tratta dal sito www.informaniaci.it

La Grande Differenza

E ho terminato il percorso del gambero…

Sono partita dagli ultimi libri scritti da Sebastiano Zanolli (“Dovresti tornare a guidare il camion Elvis” e “Io, società a responsabilità illimitata”) e, con una scientificità anagrafica implacabile (non voluta), sono risalita agli albori (“La Grande Differenza”,  pubblicato nel 2003), passando per “Paura a parte” e “Una soluzione intelligente alle difficoltà quotidiane”.

In questo modo ho potuto apprezzare – in modo forse un po’ atipico – anche il percorso di maturazione dell’autore.

E – cosa curiosa – invece di trovare una difficoltà crescente nei testi via-via pubblicati (che – come mia convinzione limitante – considero direttamente proporzionale alla maturazione), ho trovato una maggiore profondità unita ad una semplicità pressochè invariata nel corso degli anni (cosa abbastanza rara da trovarsi).

Ma questo libro per me ha rappresentato un “parto intellettivo” non da poco.

Una falsa partenza, con interruzione di diverse settimane, perchè innervosita dalle domande e dagli esercizi inseriti in ogni capitolo. Leggerlo come si leggesse un libro di narrativa l’ho trovato pressochè impossibile. E l’idea di mettermi alla scrivania con un quaderno e una penna da un lato, ed il libro dall’altro, mi dava fastidio.

Ho capito che c’era qualcosa che non andava, e che c’erano alcune cose che dovevano essere affrontate. E l’affrontarle comportava molta fatica.

Così, durante queste feste di Natale e Capodanno, secondo le tempistiche indicate dall’autore nella introduzione del libro (e lasciando il tempo ai miei neuroni di metabolizzare le idee e le riflessioni che emergevano), ho iniziato (e portato a conclusione) il percorso.

Dopo la fatica iniziale, superato l’attrito di primo distacco, ho iniziato a scrivere, commentare e riscrivere idee, programmi, obiettivi, tracciando – per sommi capi – il percorso per il 2012. Vinta la pigrizia, ne è uscito qualcosa di buono che – magari – durante i prossimi giorni subirà qualche ulteriore rimaneggiamento, ma che non credo cambierà nella sostanza. Casomai verrà integrato ed arricchito…

Sicuramente il merito di questo libro è stato quello di forzare il blocco e farmi muovere (cosa non facile) con i miei tempi di riflessione.

Leggendo il libro mi sono domandata cosa stavo facendo io a 39 anni (Sebastiano Zanolli nel 2003, se non ho fatto male i conti, doveva avere 39 anni). Non ero così “evoluta” (e non lo sono neanche adesso, a 43 anni suonati), ma stavo vivendo una delle più grosse crisi personali e professionali che abbia mai vissuto. Una crisi che avrebbe dato inizio ad un cambio di direzione (nel 2007) che continua tuttora e che credo che non avrà mai fine, in un percorso di ricerca continuo.

Un libro da rileggere e riprendere in mano ogni qualvolta si renda necessario o sia utile avere una traccia (un supporto) per focalizzare e tracciare percorsi nuovi.

Un libro scritto da un autore italiano, e quindi con un “taglio” italiano; infatti a volte trovo difficile apprezzare i contenuti ed i messaggi trasmessi in testi di formazione statunitensi. Pensati per una società ed uno stile di vita molto diverso dal nostro, con tradizioni storiche e sociali differenti, li trovo a volte troppo “pompati”. Invece “sento” e comprendo molto di più testi di formazione scritti da autori italiani.

Infine, ma non meno importante, oltre alla struttura e al “passo organizzativo” del libro, mi hanno molto colpito le riflessioni personali dell’autore: le ho trovate molto simili a riflessioni che mi faccio anche io ogni volta che mi accingo a frequentare corsi di formazione e leggere di libri crescita personale.

Domande che ci si pone sul senso delle proprie azioni e sulla correttezza della strada intrapresa…

La forza del gruppo

“Che le cose siano così non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare” [Giovanni Falcone]

Ho appena finito di leggere un bel libro.

Un bel “piccolo” libro che parla di etica, di onestà, di gruppo, di leadership e di brava gente che vuole fare la differenza nella realtà nella quale vive ed opera.

Un “piccolo libro” perché pubblicato da una casa editrice minore, di nicchia: Lupetti. Ma è proprio da queste case editrici che spesso escono i lavori più freschi, più liberi di pensiero, non assoggettati a regole di mercato di massa.

E questo è un libro scritto da tre persone (Mauro Baricca, Demetrio Pisani e Salvatore Vella) provenienti da tre realtà diverse fra loro, che mettono assieme le loro forze, le loro esperienze ed i loro ideali per raccontare il loro lavoro di costruzione di un gruppo in condizioni ambientali anche molto particolari.

Per me è stato particolarmente toccante leggere le testimonianze di Salvatore Vella, Magistrato della Procura della Repubblica di Palermo.
Sentire raccontare dell’impegno di persone che sacrificano la loro vita per cercare di fare di questo posto un mondo migliore, perché credono in quello che fanno, scalda il cuore.

Ti fa comprendere, casomai perdessi la rotta, che c’è tantissima gente che si impegna e che lavora con onestà. Gente il cui obiettivo è proteggere i cittadini anche a rischio della propria vita.

Contemporaneamente, leggere di leadership (“dittatura illuminata”), di team building, di gestione delle persone, di motivazione, di obiettivi, mi faceva riflettere sulle realtà che conosco e su tutte le convinzioni errate con le quali vanno avanti.

Ho avuto la conferma che c’è tantissimo lavoro da fare per costruire qualcosa di diverso rispetto a prima. Qualcosa che fino ad oggi ha marciato secondo concetti di management superati, che non rispondono più alle esigenze odierne che vedono nel recupero di una maggiore umanità, nel recupero della persona e delle sue capacità, le naturali tendenze.

L’avere portato l’esperienza di un magistrato e della sua squadra, del duro lavoro e della profonda umanità, condivisione ed amicizia che lega i componenti, in una realtà molto particolare, è emblematica ed indicativa della strada che va intrapresa.

Che non deve essere accomodante, buonista e tollerante, bensì umana e volta a valorizzare il potenziale del singolo individuo, guidando la persona al perseguimento dell’obiettivo stabilito e condiviso all’interno del gruppo di cui fa parte.

Guidando la “risorsa umana” (termine infelice, snaturalizzante l’individualità) con una “dittatura illuminata” (affascinante paradosso).

Sì, c’è tanto da costruire e tanta responsabilità da assumersi, abbandonando il metodo – purtroppo ancora assai diffuso – di aspettare che altri facciano scelte per noi.

È arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e cambiare tante piccole cose, come tante piccole gocce che scavano una nuova strada da percorrere, lentamente ed inesorabilmente.

Il Senso dell’Orchidea: “La vita non è un giardino di orchidee, è vero, ma noi possiamo diventare dei giardinieri delle relazioni, dei rapporti, del lavoro fatto bene, del senso etico e del divertimento perchè la vita è fatta di passioni e, se non siamo in grado di inseguire e realizzare le nostre passioni, che vita stiamo vivendo?” [Salvatore Vella]

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