Future Day

[Immagine tratta da Wired.it]

Oggi è stato il Future Day indetto dalla rivista Wired.

Una giornata all’insegna della tecnologia, dell’innovazione, della robotica, delle start-up.

Io, per impegni di lavoro, ho partecipato “solo” a due incontri: la riunione della redazione di Wired aperta ai lettori, e la mini-conferenza condotta da Emil Abilrascid incentrata sull’innovazione e le start-up.

Durante la riunione di redazione mi sono divertita ad ascoltare l’impostazione del giornale e la molteplicità degli argomenti trattati: dal prossimo Salone del Mobile all’Architettura, dalle auto tecnologicamente evolute alla tendenza che sta arrivando da oltre-oceano del rallentare e dell’essere silenzioso in un mondo dove tutti parlano, dalla politica ai libri.

Un bel brainstorming.

Quello che mi è sempre più chiaro, è l’importanza delle contaminazioni di ambiti diversi ma comunque collegati tra loro da un Filo Rosso molto importante: la Cultura in questo mondo dagli aspetti sempre più variegati e sfaccettati.

In serata ho ascoltato la storia della nascita di 5 start-up: MobiRev (sulla mobilità urbana), Qurami (una applicazione “time saver”, relativa alla gestione delle code negli uffici pubblici), Impossible Living (una applicazione destinata a censire gli immobili abbandonati, nell’ottica di un recupero e riqualificazione, di cui avevo letto qualche giorno fa un post di InTime), RestoPolis (una applicazione relativa alla ristorazione) e Wise (un start-up relativa all’ambito biomedicale). E’ stato interessante ed incoraggiante ascoltare dalla viva voce dei protagonisti, i successi e le difficoltà che si incontrano quando si realizza un progetto tutto nuovo.

Spettacolare la location (il ristorante temporaneo The Cube di Electrolux).

Alto il contenuto: innovazione a 360°, che ha costituito una ghiotta occasione di crescita e di raccolta di spunti di riflessioni ed arricchimento.

Si dovrebbe parlare di più, ed in modo più diffuso di questi argomenti.

Dovremmo essere sempre in di più a voler imparare cose nuove, a volerci arricchire culturalmente, a voler trovare spunti per creare e costruire qualcosa di nuovo, a volere contaminare ed incrociare argomenti disparati, trovando nuove connessioni.

La location dell’evento: The Cube

I “nuovi” social network

Oggi mi sono imbattuta in un articolo di Ninja Marketing: “I 5 social network del 2012″.

L’autore, Alberto Maestri, elenca i magnifici cinque che – stante i livelli di crescita esponenziale che stanno avendo in questi mesi – potrebbero diventare le entità digitali destinate a competere seriamente con Facebook & Soci:

  • Twitter
  • Tumblr
  • Pinterest
  • Posterous
  • Instagram

Fatto salvo Twitter (che conosco abbastanza bene e che utilizzo con discontinuità), che si sta avviando a diventare un colosso per numero di iscritti (qui un articolo che parla della sua crescita) grazie alla sua semplicità di utilizzo (iscriversi è semplicissimo) e alla sua sinteticità (140 caratteri per esprimere pensieri ed opinioni e/o per rilanciare notizie in rete), gli altri li conosco poco o per nulla.

Instagram lo utilizzo attraverso l’iPhone, condividendo in rete (in tempo reale) le foto scattate (e debitamente “manipolate” grazie alla disponibilità di effetti da applicare). Condivisione che avviene sia  su Instagram stesso, sia su Twitter e sia su Facebook.

Sono invece approdata da qualche giorno su Pinterest (grazie all’invito di un amico): prima di leggere l’articolo di Ninja Marketing, stavo iniziando a comprendere che si tratta di un social network stile Twitter, però per immagini (tutte splendide). Sono ancora in fase di approccio e comprensione e proprio oggi ho condiviso la prima foto, rilanciandone una pubblicata che mi piaceva particolarmente. Lì sono le immagini (e le suggestioni che evocano) a parlare. Esperimento interessante che cercherò di seguire e sviluppare il più possibile, introducendo gradualmente qualcosa di mio.

Non so nulla invece di Posterous. E credo che per il momento soprassiederò per effettivi problemi logistici e di gestione dei vari profili.

Tumblr mi lascia invece un po’ perplessa. Non ne riesco a comprendere appieno la funzionalità e ciò che lo distingue dal resto. Sembra un ibrido tra WordPress (quindi un blog) e Twitter, senza una identità ben precisa come il “pennuto” (come chiamo Twitter), il blog, Pinterest o altri. Allo stato attuale non riesce a catturarmi con una caratteristica che attiri la mia attenzione e mi faccia venire voglia di usarlo. Forse è solo una oggettiva mancanza di tempo da dedicargli.

Quello che comunque mi fa riflettere, e non smette mai di stupirmi, è la “velocità sempre più veloce” di evoluzione dei social network. E’ pressochè impossibile seguirli tutti e diventa sempre più importante e necessario fare delle scelte, pur essendo attirati dai nuovi orizzonti – in costante evoluzione – che il web offre.

Breve nota su Facebook: sono – credo – una delle poche che apprezza la nuova veste “Diario” di Facebook. Mi piace sia graficamente, sia per organizzazione di notizie. Credo che questa evoluzione porterà ad una auto-selezione degli utilizzatori e dei contenuti da loro condivisi, come anticipato dagli articoli del Sole 24 Ore e di Wired letti qualche giorno fa, dove si parla di modifica delle abitudini di fruizione e condivisione dei social network.

Immagine tratta da www.freeiconsdownload.com

L’eterna diatriba su Facebook

“E’ brutto da dire, ma di facebook mi sto stancando: trovo che twitter sia molto più “attraente”!!” [post di un amico ieri sera, sulla sua bacheca di Facebook]

“…Facebook dà alle persone simili e con interessi convergenti una enorme possibilità di tenersi in contatto…questo succede anche nella vita vera…di solito tendi a stare con chi ti somiglia….ma nella vita vera incroci anche quelli diversi e spesso non puoi evitarlo..da questa contaminazioni nascono conflitti ma anche innovazioni positive…insomma…mi chiedo come ci si evolve su FB se tutti i gruppi la pensano più o meno allo stesso modo…” [post di questa mattina della pagina pubblica "La Grande Differenza di Sebastiano Zanolli"]

“Questa mattina pensavo proprio a questo, sono da poco su FB e tiro comunque le somme, mi sono connesso per poter sentire e confrontare idee, punti di vista differenti e convergenti, nuove tecnologie e loro uso, tenermi quindi in un continuo stato di ricerca, evoluzione, informazione e crescita. Mi sono ritrovato, per ora, con alcuni siti che guardo spesso (come ad esempio il tuo) e che mi danno fiducia nel mezzo di comunicazione FB come catalizzatore positivo delle idee. Ho l’impressione comunque che FB sia sottostimato e che bisogna intervenire perchè diventi anche uno strumento per aumentare la conoscenza,la positività, l’informazione, l’incontro e tutto ciò che aiuta le persone ad evolversi e ad “appartenere di fatto” a questo mondo. Credo fermamente in un futuro dove la conoscenza e lo scambio di idee è a portata di tutti, dove non esiste l’ignoranza (se non quella che si desidera “ignorare”) e le informazioni sono di libero accesso e disponibili a chiunque.” [uno dei commenti al post de La Grande Differenza]

Queste sono solo alcune delle riflessioni delle ultime 24 ore che mi è capitato di leggere su Facebook.

E questo è il link ad un articolo condiviso questa mattina sempre su Facebook:

“Addio Facebook… Il nuovo braccio di Matrix” di Daniele Bogiatto

Articolo condivisibile per alcuni aspetti (Facebook “vampirizza” energie e tempo, se non correttamente gestito), ma spocchioso e supponente per altre considerazioni. L’autore apre subito dicendo di essere stato uno dei primi ad iscriversi al celebre social network, grazie all’invito di un suo amico americano. Ed ora, esprime l’intenzione di abbandonarlo definendolo come un “un nulla sempre piu’ grigio anche se apparentemente colorato di emozioni di vario genere“. Non mi dilungo nella descrizione del contenuto dell’articolo, visibile al link sopra riportato, ritengo però che la riflessione dell’autore sia dettata da una ambizione a voler far parte di una elite. Di un manipolo di eletti in grado di fiutare in anticipo le future tendenze del Web. Va bene. Ciò è condivisibile. Quello che non è condivisibile è il tono dell’articolo.

Nessuno ti obbliga ad avere 5000 amici. Nessuno ti obbliga a partecipare alla moltitudine di giochi disponibili, od ad usufruire delle applicazioni gratuite.

Io resto ferma nell’idea che qualsiasi strumento, a seconda di come viene usato, ti fornisce determinati risultati.

Il Web, e Facebook in particolare, è una immensa piattaforma dove tutto è disponibile.

Sta a te scegliere cosa leggere, cosa condividere e con chi scambiare riflessioni.

Sta a te scegliere.

Se il “settaggio” attuale non ti soddisfa, ri-calibra. Trova altri stimoli che possano coincidere coi tuoi interessi o che te ne inneschino di nuovi.

Ci sono. Basta trovarli.

E una volta che li hai trovati, condividili cercando di innescare cambiamenti e stimolare dibattiti nella tua cerchia.

Come nella vita reale, dove se vuoi cambiare, se cerchi nuovi stimoli, nuove strade, nuove ispirazioni, ti metti in cerca…

Immagine tratta dal sito www.informaniaci.it

Il Mostro Digitale

“Ma tu fb lo usi solo per cazzeggiare o lo consideri uno strumento di lavoro? Come lo stai usando questo megablog?” [Post della pagina Facebook "Pillole di Marketing"]

Ed eccomi qui, a riflettere ancora su Facebook, sempre dal punto di vista di “Migrante Digitale”.

Già, Facebook… Questo megablog. Questo Mostro Digitale che fa tanta paura. Demonizzato.

Visto come il luogo del cazzeggio e della perdita di tempo. Visto come il luogo dell’alienazione.

La materializzazione digitale del tanto temuto multitasking (l’orrore di dover fare i conti con una progettazione parallela a scapito della vecchia e cara progettazione sequenziale).

Si, tutte queste affermazioni che mi sono state più o meno dette in vari momenti da alcune persone, e che ho letto ed ascoltato nei canali di comunicazione tradizionale (giornali e tv).

E proprio oggi ho sentito l’ultima osservazione, che recitava – più o meno – così: “Ieri sera, al telegiornale, hanno fatto un servizio su Facebook. Hanno detto che i dipendenti che navigano su Facebook, vengono visti male dalle aziende e dai responsabili delle Risorse Umane”.

Ho risposto che dipende dai punti di vista: il tg dice qualcosa che non è necessariamente la Verità (con la “V” maiuscola, non a caso). Ho accennato che esistono ricerche che affermano che Facebook, i social network in generale, ed il Web 2.0 sono il futuro. Che le aziende che rifiutano queste nuove realtà sono destinate a scomparire.

Credo che come per tutte le cose, l’opinione espressa dipende dal punto di vista del giornalista incaricato di redigere servizi. Essendo un individuo pensante, è dotato di opinioni personali che – volente o nolente – vengono (più o meno) involontariamente trasferite nel servizio redatto.

E, analogamente, i social network variano nella loro utilizzabilità a seconda dall’uso che se ne fa.

E’ vero, Facebook può essere il luogo del cazzeggio e della perdita di tempo.

Può essere un luogo dove perdi un sacco di tempo in giochini assurdi ed applicazioni assai improbabili.

Ma se lo osserviamo attentamente, sospendendo qualsiasi giudizio, secondo me non è altro che la trasposizione della realtà.

Prima dell’avvento di questa Super-Piattaforma (in crescita esponenziale), quanta gente si imboscava nelle aziende per non fare nulla? Tanta.

Quanta gente perdeva tempo in forme di intrattenimento inutili? Tanta.

Quanta gente leggeva notizie dai dubbi contenuti? Tanta.

Quanta gente navigava in internet nel cubicolo del suo ufficio, senza condividere alcun contenuto? Tanta.

Quindi?

Quindi, non c’è nulla di diverso dalla realtà. Quello che succede là fuori (nella quotidianità), succede anche “qui dentro”. Né più, né meno.

Qualche giorno fa ho letto un post che rifletteva sul grado di acculturamento di Facebook, rilevando che alla fin-fine i contenuti considerati di un “certo livello” vengono condivisi da un manipolo di persone. Mentre spadroneggiano e giganteggiano le pagine pubbliche del Grande Fratello, della Coca-Cola, di Mac Donald, ecc. ecc.

Niente di diverso rispetto a quello che succede nella vita reale.

E, come accade nella vita reale (anzi, forse qui la dinamica è più efficace), a seconda di quello che sei, di quello che scrivi e di quello che condividi, raccogli attorno a te e ti avvicini a persone dai medesimi interessi.

E, a seconda di quello che sei, di quello che fai e dei tuoi interessi, cerchi, reperisci, condividi e pubblichi determinati contenuti. Ed impari cose nuove, modificando anche il tuo modo di reperire informazioni (tutto questo – per quanto mi riguarda – nella trasparenza assoluta, proprio perché non ho nulla da nascondere).

Se questo non influenza negativamente la resa lavorativa, ma anzi contribuisce ed apporta un valore aggiunto, perché demonizzarlo “in toto”? Forse vanno fatti dei distinguo, prima di fare di “tutta un erba un fascio”. Forse va valutato il singolo individuo, e le sue capacità, anziché condannare preventivamente i social network ed i suoi utilizzatori.

Giusto per dare qualche personale suggerimento, ottime pagine (che sono collegate a blog e siti web) dagli ottimi contenuti (che seguo e condivido) sono: Wired (il sito della omonima rivista), il Pensatoio dei Visionari, InTime, Smarter City (il blog sponsorizzato dalla IBM, fonte inesauribile di notizie di tecnologia), Linkiesta (quotidiano on line), Ninja Marketing (specializzati in marketing anticonvenzionale), Personal Branding (specializzati nel brand sul Web 2.0), Harvard Business Review (il sito web della famosissima rivista della Università di Harvard).

Io condivido contenuti che mi servono per imparare cose nuove sia del mondo digitale (il futuro, che ci piaccia o no…), sia della tecnologia in generale, sia del Management e della Qualità (il sito di QualitiAmo Staff è una fonte continua ed inesauribile di informazioni e acculturamento), sia della Crescita Personale.

Facebook può essere un ottimo strumento di informazione e condivisione (contrariamente a quanto scrivevo qualche mese fa). E, ripeto, dipende dall’uso che se ne fa.

Non è che – per caso – essendo uno strumento così potente di apprendimento e di interazione, sempre più complesso e sofisticato nel suo utilizzo, e sempre più ricco di opportunità, genera paura? Come sempre accade davanti a tutto ciò che rappresenta “il nuovo”?

Leggere il libro di Nick Bilton, “Io vivo nel futuro”, mi ha aperto la mente e mi ha fatto vedere le cose da un punto di vista molto diverso e molto interessante.

E mi ha fatto capire anche il perché tutti i nuovi strumenti, ciclicamente, generano paura: è il nuovo che si succede al vecchio, con il vecchio che fa fatica a farsi da parte – per timore di perdere potere ed influenza – e che non vuole rinnovarsi perché troppo faticoso.

Altri spunti di riflessione:

Liberalizza l’uso dei social network in azienda o estinguiti.

La giornata tipica su Facebook [infografica]

Ma quanto è grande Facebook?

«I social network decisivi per il successo delle imprese»

Il Web ed io

Immagine tratta dal film Matrix

Parafrasando il titolo di un celebre film, inauguro una nuova sezione del mio piccolo blog, dove archivierò e classificherò – in una sorta di diario – le mie esperienze sul web da “migrante digitale”.

Infatti in questi giorni è quasi un anno che sono entrata massicciamente nella rete, iniziando ad interagire seriamente con quello che gli addetti ai lavori chiamano “Web 2.0″.

E pensare che nel 1994 – da testona quale sono – dissi: “Io il computer non lo userò mai!!!”… E trovai lavoro grazie ad un corso di Autocad frequentato all’Istituto Europeo di Design, dovendo frequentare preventivamente un corso di Alfabetizzazione DOS (ebbene si, ho iniziato con Autocad 12 che girava su piattaforma DOS…). Non sapevo neanche come si accendeva un computer, ed oggi (dopo quasi 17 anni) giro con un computer che sta nel palmo di una mano e che ti tiene connesso con il mondo sempre ed ovunque.

Oltre ad avere visto una evoluzione sempre più rapida della tecnologia, in questo ultimo anno ho vissuto una accelerazione esponenziale in una nuova dimensione…

Il 1 novembre del 2010 ho scritto il primo post su questo blog (ad oggi sto scrivendo il 94° post…).

La prima nota scritta sul mio profilo Facebook risale al 27 settembre 2010.

Ho aperto il profilo su LinkedIn il 17 settembre 2010.

Il 24 settembre 2010 ho aperto l’account di Twitter.

… Il massimo della interazione che avevo avuto col web, prima della fine di settembre, era il profilo su Xing (ora in fase di smantellamento perchè inutilizzato da tempo, e ormai privo di senso).

In questo anno ho imparato alcune regole di Personal Branding, ho imparato l’importanza dell’uso del blog, ho avuto crisi di rigetto da social network, mi sono fatta domande sul web e le sue opportunità, ho comprato il mio primo iPhone

Ho letto libri che mi hanno illuminato ed informato sulle immense potenzialità del web, facendomi divertire e chiarendomi alcune questioni sul funzionamento del cervello. Un concetto è rimasto impresso a fuoco nella mia memoria: non ci ricorderemo più le cose, ma ci ricorderemo dove andarle a cercare. Ossia il cervello sta cambiando il suo funzionamento, si sta adattando a qualcosa di nuovo.

Ho familiarizzato con il concetto tanto temuto di multitasking (per alcuni sinonimo di distrazione); alcuni amici mi chiedono come faccio a gestire Facebook, il blog, Twitter e lavorare. Non lo so, lo faccio e basta. E mi rendo conto che penso in maniera diversa rispetto a prima.

La cosa che mi meraviglia (e mi fa sorridere) è che sono stata risucchiata dal web: attingo informazioni, scambio informazioni con altre persone che non ho mai incontrato di persona (è di oggi un veloce scambio di battute su Twitter con Fancesco Russo @franzrusso, “Social Media & Web Consultant”, dopo che aveva intercettato un mio tweet sulla mia necessità di mettere ordine nel web, togliendo ciò che non mi serve più), e alcuni amici mi chiedono consigli su come risolvere alcune grane di Facebook (quando prima ero io che chiedevo, e chiedo tutt’ora, consigli).

Un capovolgimento di situazione pittosto interessante.

Un viaggio in un mondo che ti da tutto, tutto ciò che vuoi, e con il quale devi anche interagire con cautela, scegliendo accuratamente i contenuti, sfrondando e “annusando” in continuazione la rete alla ricerca di ciò che più ti interessa.

Una immensa sorgente di contenuti di qualità (e di boiate pazzesche), nella quale puoi liberamente esprimerti e scrivere ciò che più ti piace…

Vuoi mettere la fatica di dover trovare qualcuno che ti faccia scrivere su una rivista e, quando si stanca di te, ti liquida senza tanti complimenti (è stata una esperienza che ho vissuto qualche anno fa), con l’avere un blog tutto tuo dove scrivi quello che ti piace, trattando degli argomenti a te più cari??? Utilizzando la scrittura anche per organizzare i pensieri.

Un giornalista disse una volta: “Invece di volere fare a tutti i costi il giornalista, apri un blog e vedi se qualcuno ti segue!”. Una affermazione che deve far pensare…

Ottimizzando i contenuti ed i profili sul web, uscendo dalla fase di bulimia digitale che ti possiede quando inizi questo viaggio, ti ritrovi in mano uno strumento veramente potente ed efficace…

La strada da percorrere è solo all’inizio.

Solo il fatto di imparare ad usare Twitter bene (sto studiando per questo), apre nuove possibilità…

Solo il fatto che a breve acquisterò un iPad e – molto probabilmente – abbandonerò definitivamente il portatile, facendo un ulteriore salto quantico, aprirà nuovi modi di utilizzare e considerare la tecnologia…

Solo queste due cose, porteranno un ulteriore variazione/incremento di abitudini digitali.

Sembrano passati 5 anni… E’ passato solo 1 anno…

Mi viene in mente anche una riflessione di mio padre di qualche tempo fa: mi diceva – meravigliato – che ha fatto in tempo a vedere il telefono a muro (quello nero in bachelite, per il quale avevi bisogno della sedia per sederti e telefonare) ed oggi vede un computer che telefona, che sta nel palmo di una mano, seguendo l’uomo.

[Ore 00.12 del 19 ottobre 2011... Piccolo particolare da imparare a gestire: il web ti toglie il sonno... :-P ]

Io vivo nel futuro – Nick Bilton

“Perchè il vostro mondo, il vostro lavoro e il vostro cervello stanno per essere creativamente distrutti.” [Sottotitolo del libro]

Sono inciampata per caso in questo libro, mentre cercavo testi su Twitter, sull’utilizzo ottimale dei blog, sul Personal Branding e sulla comprensione delle potenzialità del Web 2.0.

Navigando nel sito della Hoepli, dopo avere digitato la parola “Twitter” nel loro motore di ricerca interno, ho trovato anche questo libro e – spinta dalla curiosità (e dal suo sottotitolo, che trovo geniale)  -  l’ho acquistato nella libreria di via Hoepli a Milano.

Mi sono divertita e ho trovato anche conforto e conferme, leggendolo.

Il conforto l’ho trovato leggendo il divertente excursus che l’autore fa nella storia dell’uomo, attraverso le più importanti innovazioni tecnologiche: la nascita delle tecniche di stampa prima, del treno poi, della radio e della televisione successivamente. Tutte innovazioni tecnologiche che hanno generato puntualmente anatemi, strali, urla e stracciamenti di vesti di preoccupazione. Tutte indicate dai loro detrattori come causa della fine della civiltà, in una costante di corsi e ricorsi storici, pressoché ciclici.

Mi sono divertita (e si è risvegliato in me il bambino) a leggere i possibili (anzi ormai certi) sviluppi della tecnologia e del Web 2.0 come lo conosciamo oggi (mi sembrava di leggere un romanzo di fantascienza).

Mi sono anche un po’ preoccupata ed inquietata nel leggere gli sviluppi futuri che correranno sulla sottile linea di demarcazione che divide la libertà (e la condivisione assoluta), dal controllo ad opera di un Grande Fratello, sicuramente figurativamente diverso da come se lo immaginava George Orwell nel suo libro “1984″, ma già presente (basti pensare alle carte di credito, alle varie carte Fidaty, alla posta elettronica, ai Social Network, alle batterie dei cellulari che funzionano come transponder, ecc. ecc.).

Sono rimasta affascinata dalla futura possibile iper-personalizzazione della informazione, grazie alla immensa offerta e condivisione di informazioni ad opera di tutti che ci permette già oggi di scegliere ciò che a noi più si confà.

E ho trovato conferme (supportate anche da recenti articoli che ho letto) alla sensazione di cambiamento dei processi neurologici che avvengono nel cervello, grazie (o a causa di, a seconda di come la si voglia vedere) alla interazione con la rete: pensi più veloce, ti sposti più rapidamente da un argomento all’altro e diventi capace di gestire più cose contemporaneamente, in un apparente stato di distrazione continua. Una conferma a quanto avevo già percepito  e avevo espresso in un mio precedente post su questo blog (come 40enne neofita del web… quindi con tutte le difficoltà del caso di un rappresentante di una generazione che si trova a cavallo di questo cambiamento che viaggia ad una velocità esponenziale).

Ed un conferma ulteriore arrivata da una recente ricerca che afferma che “domani” (a me sta iniziando a succedere già oggi) useremo il cervello in modo diverso: non ricorderemo più i fatti, le nozioni, ecc., bensì ricorderemo dove andare a cercare le informazioni, gestendo il flusso di informazioni immenso in modo profondamente differente.

L’autore Nick Bilton, specialista del settore e giornalista del New York Times, descrive il tutto e racconta la storia dell’uomo (passata e futura) con piglio ironico (spassosa la sua indagine sul mondo del porno, decisamente fuori dagli schemi ma molto interessante) e con forza visionaria, spinto da una autentica passione.

Ci fa comprendere, con un linguaggio narrativo e quindi ancor più piacevole, che grazie al Web 2.0 siamo (saremo) tutti scrittori, fotografi, giornalisti, opinionisti e politici, in grado anche di generare cambiamenti di (possibile) ampia portata.

D’altronde:

Il battito d’ali di una farfalla è in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo.

Web e Networking: perdita di tempo o opportunità di crescita?

Immagine tratta dal blog Timesunion.com

“Perchè il vostro mondo, il vostro lavoro e il vostro cervello stanno per essere creativamente distrutti” [Sottotitolo del libro "Io vivo nel futuro" di Nick Bilton]

Il titolo del post sintetizza in una domanda le riflessioni che mi faccio dopo questi primi nove mesi di presenza massiccia sul web. Un periodo relativamente breve, rispetto a tanti altri, ma che mi sembra molto più lungo, in una curiosa distorsione temporale chiamata “familiarità” (come mi è stato spiegato da Luigi Centenaro, autore – insieme a Tommaso Sorchiotti – del libro “Personal Branding”).

Complice lo scarso carico di lavoro nell’ultimo anno (brutto segnale), ho frequentato moltissimo la rete e dopo una fase nella quale ero sul punto di mollare e chiudere il profilo di Facebook (pensando che fosse troppo dispersivo e sostanzialmente inutile), mi sono fermata a riflettere e – informandomi via web – ho fatto (e sto facendo) un serie di considerazioni.

Non sono una Geek, né sono una esperta di web e di marketing; sono una normale persona che si sta confrontando con una realtà parallela iper-multi-sfaccetata. Una realtà che, più della “realtà-reale” (quella che viviamo quotidinamente), offre molteplici spunti e molteplici opportunità (delle quali scorgo per ora solo nebulosissime e confusissime sagome).

Sto prendendo coscienza del fatto che l’uso intelligente del web apre moltissime opportunità inesplorate. L’abilità sta nel capire, imparare, fiutare e anticipare i movimenti della rete, individuando aree di intervento, ancora poco frequentate. Lo so, è la scoperta dell’acqua calda per gli esperti. Ma per una persona comune come la sottoscritta, è una presa d’atto non indifferente. Ed è un cambio di paradigma massiccio.

Quindi in questi ultimi mesi sono passata dal bighellonare, all’analisi di possibili opportunità di crescita personale e professionale, affinando il filtro delle informazioni: ho trovato blog (e pagine su Facebook) interessantissimi che trattano di filosofia, di scienza, di ecologia, di tecnologia, di web marketing, di informazione.

Sto costruendo una rete di contatti (passettino-dopo-passettino), sia su FB, sia su LinkedIn, con cui scambiarsi opinioni e riflessioni, crescendo e condividendo insieme, rovesciando la metodica operativa che sino ad oggi mi sono trovata davanti, soprattutto in ambito lavorativo.

[Ho anche l'impressione (ma è una personalissima opinione) che Facebook sia diviso fisiologicamente per "livelli" aperti ma con scarsi contatti trasversali (il livello entro il quale si muovono gli adolescenti è ben distinto, da quello entro il quale si muovono gli adulti, ulteriormente suddivisi in altri gruppi che sono sì in contatto, ma hanno ben pochi punti in comune, se non dietro espressa volontà degli interlocutori coinvolti). Mi è bastato soggiornare un po' sulla pagina "Polizia Postale - Official fan club" per vedere i messaggi lasciati dai vari utenti dei vari "livelli" e per avere una idea di cosa succede nel social network più famoso del mondo.]

Sull’utilizzo di Twitter sono invece drammaticamente indietro: ieri ho acquistato un libro ad-hoc per studiare ed imparare il funzionamento di questo micro-blog (“Comunicare con Twitter” di Luca Conti), credendo nelle sue potenzialità immense (a me totalmente sconosciute).

Sto imparando molto e si stanno creando nuove sinapsi che possono (spero) tracciare nuove opportunità.

Ho anche notato che si è modificata la mia modalità di pensiero: penso più velocemente e riesco ad avvicinarmi alla operatività multitasking (questo mostro così apparentemente spaventoso), correndo sul filo della dispersione e de-concentrazione; grazie anche all’utilizzo dell’ iPhone, che sto imparando a considerare ad usare come una piccola piattaforma multifunzione (in attesa di fare il salto verso l’iPad).

L’ampiezza di scelta stordisce.

Le opportunità di conoscenza sono pressochè infinite.

Il rischio che sento di correre costantemente è una frammentazione di interessi che, se voglio trasformare il web in una fonte di guadagno e crescita professionale, può portarmi fuori strada. Non voglio rinunciare alle molteplici opportunità ed informazioni offerte, ma devo trovare il filo rosso che tutto collega, a favore della multidisciplinarietà, evitando la autoreferenzialità.

Il mio primo IPhone…

“Io il computer non lo usero mai!” [la sottoscritta nel lontano 1994]

Era da tempo che dovevo rinnovare il mio contratto telefonico con TIM, risalente al lontano 1999. Le bollette salate e la navigazione internet sempre più frequente, mi facevano sempre più fretta nel dover trovare una soluzione.

E finalmente ieri sono andata in un negozio TIM per cambiare tariffa. Unitamente alla tariffa c’era la possibilità di fare ulteriori abbonamenti ad hoc per sms/mms e navigazione in internet, con l’opzione di acquisire un nuovo telefono.

E qui la decisione si è fatta ardua: mi trovo benissimo con il mio vetusto N95 8Gb (acquistato nel 2007 per una cifra spaventosa), da me ribattezzato “bisontino”, sul quale ho anche rinnovato di recente il software. Ma l’occasione era veramente ghiotta ed il match era tra un IPhone (16 o 32Gb) e un Nokia E7. Il suggerimento arrivato da più parti è stato per l’IPhone: “Non c’è storia!” mi hanno detto. L’unica difficoltà sarà, mi pre-annunciano, il trasferimento dei dati da Nokia al nuovo telefono (e confermo che non è stata una passeggiata).

Mi decido per l’IPhone e… eccolo lì il “piccolo monolite nero” che ricorda il monolite di “2001 Odissea nello Spazio” in miniatura.

Elegante, sottile, minimalista e “muto”.

E – drammatico! – senza libretto di istruzioni!… Dopo il panico iniziale mi sono detta: “Bé, Barbara, tu eviti come la peste i libretti di istruzioni! Davanti alle mini-treccani, ti innervosisci e le abbandoni, mettendoti subito a “smanettare” per cercare di mettere in moto i telefoni! Quindi…”. [Forse per me il libretto di istruzioni rappresenta il conforto da "copertina di Linus"...]

Quindi con la mia micro-scatola (contente solo due accessori di cui uno geniale: un cavetto USB che funziona anche da cavetto di alimentazione) sono andata a casa e oggi ho trascorso l’intera giornata a prendere confidenza col “piccolo monolite”, caricandogli applicazioni per Twitter, Facebook, LinkedIn e caricando i contatti.

Già… caricare i contatti (e, mentre scrivo, non ho ancora trasferito note varie)… Incoraggiata da un mio “amico di penna” che mi ha suggerito delle applicazioni, dicendomi che una volta passati ad IPhone ed a IPad nulla è più come prima, sono andata su internet a cercare indicazioni per il loro trasferimento. Sono incappata in un video, che riporto qui sotto, per me totalmente incomprensibile:

Per me è Sanscrito.

Decido quindi di optare per un trasferimento adottando il “sistema del secchio”: con la mini-SIM (128 kB in dotazione all’IPhone) montata sul suo adattatore, ho trasferito i miei dati dal telefono Nokia alla SIM e – rimontata la SIM sull’IPhone – ho trasferito i dati sulla sua memoria procedendo all’archiviazione e al completamento dei dati non trasferiti (non molti).

(Nel frattempo scopro un curiosità: nel sistema archiviazione dei contatti il “Cognome” viene scambiato col “Nome” e viceversa. Non so se è realmente un “baco” o sono io che interpreto i dati diversamente. Vedremo l’evolversi della situazione.) Aggiornamento del lunedì mattina, 6 giugno 2011: come avevo subdorato, l’archiviazione dei nomi dei contatti aveva un baco, corretto dall’aggiornamento software effettuato questa mattina. Risultato: stasera si provvede a riordinare i contatti con “copia-taglia-incolla” in serie, da effettuare su 124 contatti… Mannaggia a loro, mannaggia!!!

Questo è quello che ho vissuto nel primo giorno di questa nuova avventura… Non è stata una passeggiata anche perchè si tratta di un cambio abbastanza radicale di utilizzo.

Mi conforto ricordando i commenti posiviti di chi è già “passato dall’altra parte”, e penso alla sua caratteristica spiccatamente “user-friendly” (lo prendi in mano e cominci a “smanettare” trafficando all’interno delle applicazioni, apprendendo sul campo la sua modalità di funzionamento).

Mi rendo conto di avere in mano una piattaforma interattiva: un computer che fa anche da telefono. Un oggetto che raggruppa in se l’IPod, la foto/videocamera, l’agenda, un post-it virtuale e chissà cos’altro…

Volevo andare verso la digitalizzazione? Bene, ci sto arrivando… Ed è un salto quantico, di parecchie generazioni (almeno per me)…

:-D

Sto pensando di lasciare Facebook

http://www.franzrusso.it/condividere-comunicare/daria-bignardi-facebook-barbablog/

http://indieandre.wordpress.com/2008/11/13/perche-sto-di-nuovo-pensando-di-lasciare-facebook/

http://www.ciaoblog.net/facebook-10-ragioni-per-lasciare-il-social-network/

http://forum.alfemminile.com/forum/f96/__f14162_f96-7-motivi-per-lasciare-facebook.html

http://www.freeastheweb.org/2010/05/quit-facebook-day-ovvero-sui-buoni-motivi-per-lasciare-facebook/

Ho aperto questo articolo con alcuni link di commenti, post, ecc., che sono comparsi nella pagina di Google, alla voce “lasciare facebook“.

Personalmente mi sono trovata molto d’accordo con l’ultimo della lista sopra riportata che cita quello che – secondo me – è il vero motivo che mi sta facendo riflettere sulla decisione di chiudere e cancellare il mio account su Facebook: la dipendenza.

Ebbene si, sono on-line da ottobre e nei confronti del social network più famoso (e contestato) del mondo ho sviluppato dipendenza: mi collego col cellulare mentre sono in giro per vedere cosa succede, e se qualcuno ha commentato il mio stato, con il risultato di ricevere bollette sempre più fantasmagoriche; mi collego durante il giorno per seguire l’evoluzione della rete e se qualcuno ha commentato qualcosa postato da me e, se la rete ignora, ci resto male.

E cazzeggio. Cazzeggio di brutto, perdendo una valanga di tempo.

Non va bene. Non ero così neanche quando fumavo.

Quindi urge rimediare in maniera drastica, ossia rimuovendo il problema. Anche se il fidanzato (e futuro marito) della mia migliore amica mi ha detto qualche giorno fa: “Sei tu che decidi se entrare nel tunnel o meno“. E’ vero, ma purtroppo non è così facile per me.

Probabilmente, a livello neurologico, succede qualcosa che è simile agli effetti di utilizzo di una droga. E, proprio a tale proposito, è stata stranamente illuminante la visione di qualche giorno fa su Sky di un filmettino che, dietro ad una facciata da film bombarolo (interpretato da Bruce Willis), nascondeva un messaggio inquietante (almeno per me): Il mondo dei replicanti. La realtà che viene rappresentata nel film – a mio avviso – fa riflettere: tutti chiusi in casa, seduti su poltrone dotate di sensori che ti permettono di vivere la vita all’esterno attraverso dei replicanti (perfetta riproduzione giovanile di te stesso). Il tutto dietro la scusa di una maggiore sicurezza per tutti.

Bene, questo messaggio ha avuto un effetto detonante nella mia testa e mi ha fatto scattare un campanello d’allarme, innestando una serie di riflessioni in associazione libera di pensiero.

Queste riflessioni sulla mia dipendenza, unita al discorso non molto chiaro sulla gestione dei dati da parte di Facebook, mi sta facendo pensare (e sottolineo pensare) seriamente di uscirne: la cosa che è ulteriormente inquietante è che mentalmente mi risulta difficile compiere il gesto di cancellare l’account.

D’altro canto però, le persone a cui realmente tengo le vedo di persona, le posso contattare via e-mail, su LinkedIn, su Xing, via Twitter (se voglio comunicare al mondo informazioni brevi) via telefono… facendo un uso sano del Web 2.0, che è sicuramente una innovazione molto importante che mi (ci) ha cambiato la vita.

Inoltre analizzando il sistema di comunicazione poco sofisticato del social network (è molto più sofisticato Twitter, che ti costringere a comunicare in modo efficace in 140 caratteri), mi rendo conto che ha come conseguenza ricevere/scrivere mail sempre più spoglie, fatte di poche righe, gradualmente prive della magia del racconto (e piene di punti esclamativi e faccine varie); una perdita progressiva di autonomia di pensiero, lasciando alle varie pagine ed apliccazioni di FB il compito di “postare” per te sulla tua bacheca un campionario esorbitante di luoghi comuni. [Se penso a quando con mia cugina, da piccole, ci si scriveva le lettere e si viveva il rito dell'attesa (guardando ogni giorno nella casella della posta), della scelta della carta da lettera, dello scrivere lettere lunghissime per raccontare tutto quello che era successo negli ultimi 1-2 mesi, e ora - con la mail - pur avendo annullato il tempo dell'attesa, puoi sempre raccontare qualcosa di tuo nella forma che più ti piace.]

D’altronde, se penso alla prima volta che sono entrata in Facebook, ho avuto una sensazione di stordimento: mi è sembrato di entrare in una stanza dove tutti parlano contemporaneamente e nessuno (se non pochissimi) ascoltano… E questo a mio avviso è fortemente indicativo.

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