TEDx Lake Como

“Avere voglia di riflette, di pensare e di inventare.
Momenti che, nella realtà attuale, stanno svanendo nella velocità della quotidianità.”

Ieri ho seguito un pezzo della conferenza TEDx Youth@LakeComo, ospitata all’interno della sede di Como del Politecnico di Milano.

E’ stata una esperienza interessante.

Strutturata per un pubblico giovane (molte le scolaresche presenti), e la parola Youth era caratterizzante dell’evento, ha visto avvicendarsi sul  palco giovani vincitori di premi indetti per le migliori Startup (due gli interventi a cui ho assistito), Marco Minghini del Laboratorio di Geomatica (che ha illustrato il progetto di tesi “Web C.A.R.T.E.” relativo alla digitalizzazione del catasto dell’area di Como) e Augusto Sarti (relatore e player della Tesi di laurea ” The virtual jazz”).

Che dire di quello che ho ascoltato?

Partendo dal presupposto che la giornata era indirizzata a stimolare creatività, curiosità e neuroni dei rappresentanti del nostro futuro, posso dire che è stato ammirevole l’impegno che i ragazzi giovanissimi, che ho visto avvicendarsi sul palco, hanno messo nel concretizzare dei progetti volti a migliorare aspetti quotidiani (come il cercare un parcheggio) e professionali (gestione delle merci, volta ad una migliore gestione del tempo).

Divertente il racconto del lavoro di tesi sul Virtual jazz. Ed istruttivo lo speech sulla digitalizzazione del catasto (unita ad una interazione con Google Street View e con i principali dispositivi mobili, quali smartphone e tablet).

Ma manca qualcosa… Cosa sia non so. Forse manca quel qualcosa in più che fa la differenza… Forse ho visto e ascoltato di troppe startup con App su smartphone ed il mio livello di meraviglia scende un pochino sempre più. Non lo so…

So solo che a metà del percorso è stato fatto vedere il video di William Kamkwamba (qui sotto) e mi sono emozionata: un ragazzo del Malawi che si ingegna da autodidatta a costruire un mulino a vento con oggetti molto rudimentali, per dare energia alla sua casa. Un video molto istruttivo, che consiglio vivamente di vedere per dare un senso diverso alla nostra quotidianità.

Molto bello anche il video di apertura della manifestazione: artista e compositore, Onyx Ashanti suona in simbiosi con un computer, generando una melodia di Beat Jazz. Da vedere.

“…creare il futuro piuttosto che aspettare che arrivi…” [Onyx Ashanti]

“Non è importante quello che fa la concorrenza. È importante trovare una soluzione intelligente.”

A lezione di Personal Branding e Talento

“Con l’obiettivo di costruire una solida immagine di se.
Con l’obiettivo di non arrestarsi ad un metro dal traguardo.
Con l’obiettivo di abbandonare porti sicuri per conoscere nuove realtà.
Con l’obiettivo di muoversi ed essere nomadi per andare ad imparare da chi ne sa più di me.
Il tutto coi giusti tempi e ritmi, ma senza essere troppo lenti, e fidandosi dell’istinto.
Andiamo incontro al 2012…” [appunti dalla Timeline di Facebook - 21 dicembre 2011]

La riflessione che ho riportato qui sopra, scritta alla fine del 2011, rappresenta la traccia che spero di perseguire in questo 2012 (annusando la rete e restando ricettiva alle proposte che – confido – di incrociare lungo il corso dell’anno), con l’obiettivo di mantenere aperto un percorso di formazione permanente, che esuli da corsi di specializzazione meramente tecnici.

La partenza è decisamente ottima: ho ascoltato Massimo Lumiera in una Master Lecture di Casa Imbastita Campus (e venerdì prossimo parteciperò alla presentazione della nuova sede del Piemonte) e sabato scorso sono andata a Villafranca di Verona, ad ascoltare Sebastiano Zanolli sul Personal Branding (nella cornice del bellissimo Museo Nicolis).

Avevo già avuto modo di ascoltare Sebastiano per mezza giornata durante un corso residenziale a Livorno, restando con la necessità di voler sapere di più (troppo poco tempo con troppa carne al fuoco). E ho colto l’occasione di questa giornata di formazione per tornare ad ascoltarlo, per imparare qualcosa di più che uscisse dai confini del digitale (di cui avevo ascoltato da Luigi Centenaro in un Coaching Lab).

E’ stata una giornata ricca di spunti e riflessioni.

Sebastiano ha condiviso idee su come procedere nella costruzione del proprio Brand, suggerendo trucchi del mestiere, domande strategiche da porsi ed indicando quali possono essere gli errori più comuni nei quali si rischia di scivolare.

La presenza di Simone Ardoino di Creare Passaparola, è stata occasione per un rapido excursus sui social network più comuni (fonte e porta di accesso ad infinite possibilità, avendo cura di ciò che si condivide…).

Insieme ad un gruppo variegato di persone (provenienti dagli ambiti professionali più disparati: dal web, al tecnico, all’assicurativo, al design, alla moda,…), si è ragionato, si sono condivise esperienze lavorative e abbiamo acquisito tutti qualche strumento in più, da mettere nella nostra cassetta degli attrezzi e da utilizzare per costruire qualcosa di nuovo o di diverso.

Ed oggi, riflettendo sull’esperienza vissuta, ho pensato che un fondamento importante da tenere presente, la base di partenza, è comunque essere sé stessi (con le proprie caratteristiche che ci distinguono dagli altri, le nostre unicità, i nostri valori), essere congruenti (pensare ciò che si fa e fare ciò che si pensa), ascoltarsi ed apprezzarsi per quello che si è (nelle innumerevoli sfaccettature create dalla nostra esperienza).

Perchè sì, va bene, imparare tecniche di costruzione e affinamento del proprio Brand (inteso come persona fisica). Va bene, costruire a tavolino la “gioiosa macchina da guerra”. E va bene, imparare le tecniche di estrazione del proprio talento.

Ma quello che ci distingue dagli altri è la nostra unicità: tutto un bagaglio di esperienze professionali e non, che – stratificandosi – ci hanno formato e ci hanno reso unici. Secondo me questo costituisce le fondamenta per scovare i nostri talenti e costruire il proprio autentico Personal Branding (non frutto di idee e spunti “altri”).

Perché se non c’è questo lavoro di partenza (e si costruisce un brand personale a tavolino, senza fare tesoro del proprio bagaglio culturale), è come se si iniziasse a costruire una casa dal tetto (oltre che risultare poco credibili), con risultati insoddisfacenti.

Immagine tratta da Viadeo Blog

Casa Imbastita Campus

Ieri pomeriggio ho partecipato come ospite alla Master Lecture tenuta da Massimo Lumiera ed ho avuto finalmente il piacere di conoscere alcuni amici di Facebook, creatori di Casa Imbastita Campus: Mauro Baricca, Demetrio Pisani, Orazio Grillo ed Antonella Cabriolu (oltre ad avere conosciuto altri compagni digitali di chiacchierate).

E’ stata una bella lezione sulla Finanza Comportamentale, su come le decisioni “di pancia” incidono anche nell’apparentemente freddo, logico, numerico ed oggettivo mondo della Finanza. Una miriade di spunti da approfondire. Un ottimo punto di partenza e piattaforma  di sviluppo di corsi e seminari dove verticalizzare le riflessioni su questa scienza che unisce la Psicologia all’Economia.

Una riflessione molto esaustiva è stata riportata questa mattina da Antonella nel suo profilo Facebook e che riporto qui sotto, nel caso chi legge non vi riesca ad accedere:

“Le scelte economiche si basano solo sulla razionalità perfetta o sono influenzate da fattori diversi?

Sappiamo sempre qual è la scelta migliore e più conveniente quando decidiamo di spendere i nostri soldi?

Quanto incide l’emotività nelle scelte economiche, in situazione di crisi e di incertezza,  che gli imprenditori fanno per la propria azienda?

Secondo la teoria classica, esiste un homo oeconomicus in grado di effettuare tutte le scelte di tipo economico basandosi esclusivamente su fattori razionali. In realtà tale figura è solamente teorica e molti studi, partendo da Simon (Teoria della “razionalità limitata”) hanno dimostrato che l’uomo, nell’assumere decisioni, si fa condurre da una serie di altri elementi che hanno poco a che fare con la razionalità. Si  potrebbe parlare di razionalità perfetta se, nel momento della decisione, fossimo in grado di avere un quadro completo di tutti gli elementi in gioco e le conseguenze dell’uso di tali elementi. In altre parole, per effettuare una scelta a razionalità perfetta, dovremmo conoscere ogni singolo elemento, la sua influenza nei confronti degli altri elementi e le conseguenze delle interconnessioni. Davvero un quadro difficile da gestire, anche per la mente più geniale!

Il nostro sistema cognitivo ha dei limiti e le sue risorse non sono infinite. Il nostro cervello non è in grado, non trattandosi di un calcolatore, di “processare” tutte le informazioni che potrebbero essere necessaria alla definizione di un quadro completo delle possibilità. Cosa avviene allora? Il nostro cervello fa delle scelte, decide cioè di utilizzare solo alcune di queste informazioni e lo fa in modo  euristico, utilizza cioè le cosiddette “euristiche di pensiero”, che sono scorciatoie che ci permettono di fare scelte veloci, senza prendere in considerazione tutti gli elementi che entrano in gioco, ritenendole quelle migliori perché dettate dall’intuito.

Sugli aspetti psicologici, legati alle conseguenze di errori cognitivi, e sulla interazione tra psicologia delle decisioni e finanza è nato un campo di ricerca che prende il nome di “finanza comportamentale”. Questi studi dimostrano che le persone, nel nostro caso gli imprenditori, nel momento delle scelte vengono influenzati da stereotipi, pregiudizi, esperienze passate e da reazioni di tipo emotivo che variano a seconda della situazione di partenza e che hanno una connotazione particolare in caso di incertezza e di rischio, contravvenendo quindi ai  dettami della razionalità.”

La cosa che mi amareggia sempre un po’ quando assisto a queste lezioni, frequento corsi di crescita personale e non, è che c’è sempre poca gente. Vorrei vedere più gente. Vorrei vedere che c’è più gente che ha volontà di cambiare e che si attrezza con i giusti strumenti per affrontare questi periodi incredibilmente fluidi e dinamici. Invece siamo troppo pochi.

E quando parlo ad altre persone di queste esperienze, vedo sguardi che vanno dall’interessamento (perché argomenti effettivamente poco conosciuti ai più), alla incredulità, fino ad arrivare allo scetticismo puro (vedendomi rivolgere – a volte – anche sorrisetti di compatimento). Ed è un peccato, perchè vedo persone appallottolate su sé stesse, ficcate dentro loop negativi e totalmente sorde a stimoli esterni che potrebbero fornire nuovi punti di vista e vie di uscita inaspettate.

Posso anche comprendere che qualcuno mi venga a dire che certi corsi, certi Master, hanno costi elevati e comprendo perfettamente questa osservazione: sono la prima che lancia strali contro i super-master dai costi assurdi. Però, facendo i dovuti distinguo, ci sono tante possibilità per informarsi e crescere: frequentare qualche corso (e magari rinunciare ad altre gratificazioni immediate tipo un paio di scarpe nuove, inutili, una borsa,…), leggere libri, informarsi su internet (ormai un pozzo impressionante di informazioni), ecc. ecc.

Se c’è la volontà di crescere, le risorse per farlo le si trovano. Costa tempo e fatica, certo, ma il ritorno poi ti ripaga ampiamente.

Immagine tratta da Casa Imbastita Campus

Comunicare in pubblico

Ieri ho terminato il corso “Comunicare in pubblico straordinariamente”, con Extraordinary.

Trainer del corso Claudio Belotti (affiancato da Patrizia Belotti), che con la consueta bravura, professionalità, grinta e sensibilità, ci ha accompagnato attraverso i trucchi del mestiere per imparare ad essere degli ottimi comunicatori, aiutandoci ad individuare il nostro stile personale, che ci contraddistingue.

Cosa posso dire, senza svelare i contenuti del corso, che merita di essere seguito e – soprattutto – vissuto?

Ho a lungo evitato il corso, accampando le scuse più assurde, banali e bislacche.

Ma quello che io evitavo era il confronto con l’audience e la paura di sbagliare.

Eppure ho già vissuto esperienze di “public speaking”, davanti a piccole platee costituite da riunioni di coordinamento, riunioni di cantiere ed illustrazioni di progetto davanti a terzi.

Però l’ansia che mi ha portato sino a ieri ad evitare la frequentazione di questo corso, la dice molto lunga sullo “spessore emotivo” che c’è dietro.

Nonostante la fatica, gli ostacoli emotivi da superare, la concentrazione alta e l’intensità dei contenuti, è un corso che rifarei anche domani (come rifarei anche domani l’altro corso – residenziale – che ho fatto tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre: Extraordinary Me).

Grazie all’alta professionalità di chi ci ha accompagnato alla scoperta delle nostre risorse, grazie all’alto contenuto del corso e degli argomenti trattati, e grazie all’alto livello di quelli che mi piace chiamare “compagni di viaggio” (non semplici compagni di corso, ma persone che hanno la volontà di crescere, migliorarsi ed imparare, aprendo le loro menti ed i loro cuori).

Superate le barriere iniziali, e scaldati i motori, tutti ci siamo messi in gioco e ci siamo esposti ed aperti, imparando ed affinando tecniche, ed imparando a riconoscere ciò che ci rende unici e convincenti (anche quando cadono tutti i pennarelli della lavagna durante la presentazione… come è successo alla sottoscritta durante il round finale…).

Con Claudio (e Patrizia) ed i compagni di viaggio,davanti ad una telecamera, ci siamo messi alla prova, abbiamo raccontato e condiviso tante storie di vita e professionali, e ci siamo scambiati feedback ed indicazioni.

L’impressione che ho portato a casa è che un altro tassello viene messo a posto, che un altra soglia emotiva è in fase di superamento e che il viaggio continua. Un viaggio che difficilmente avrà una fine, scoprendo lungo il percorso sempre cose nuove, in un arricchimento e miglioramento continuo.

Grazie a Claudio, a Patrizia e a Linda (paziente e presente assistente) per l’ottimo lavoro.

[Fonte immagine: Google Images]

Coaching e Management

La Wunderkammer (stanza delle meraviglie) era molto comune nell'alta borghesia dei secoli passati. Raccoglieva gli oggetti più disparati ed esotici raccolti dal proprietario nei suoi viaggi e rappresentanti i suoi interessi.

Il viaggio con il Coaching Lab continua e venerdì scorso è stata la volta di Patrizia Belotti, che ha tenuto un laboratorio sul sistema dei Valori applicati all’ambiente aziendale.

Avevo già avuto modo di vedere Patrizia in azione e l’avevo trovata molto brava: efficace, vivace e capace di trasmetterti la passione per il Coaching.

Questa lezione è stata una conferma della sua bravura e della sua professionalità, ed è stata anche una importante occasione di ascolto ed apprendimento di come il Management si fonde con il Coaching e come – viceversa – il Coaching può apportare una marcia in più, una performance di qualità, nel Management.

Era esattamente ciò che volevo sentire.

Infatti è molto tempo che mi interessa l’argomento del Management (Project Management e affini): quello che mi ha sempre frenato è stato l’osservare montagne di tabelle e di equazioni complesse che – se le comprendi – aumentano in modo esponenziale la tua autostima; se non le comprendi, sono un deterrente nell’affrontare e assimilare la materia.

Senza contare la personalissima opinione che ho nei confronti delle tabelle e della classificazione spinta: si finisce muovendosi secondo griglie rigidissime, inquadrando tutto in categorie molto precise, senza prendere nelle dovute considerazioni la variabile “essere umano”, difficilmente incasellabile.

Invece ascoltare da chi, come Patrizia, sul campo ha la possibilità di portare la sua esperienza pluriennale nel Coaching in una azienda quotata in borsa, fa la differenza e fornisce molti spunti di riflessione.

Mi ha anche colpito il concetto di multidisciplinarietà. Questa idea a me particolarmente cara, è stato oggetto di mie profonde riflessioni negli ultimi tempi: la mia formazione accademica, unita alle mie esperienze professionali e ai miei interessi personali (compreso il Coaching e la PNL negli ultimi anni), hanno generato non pochi dubbi sul mio passato, presente e futuro.

Spesso, nell’ambiente in cui lavoro, la multidisciplinarietà e la trasversalità della formazione sono visti come un impedimento allo sviluppo professionale e fonte di scarsa credibilità (secondo quanto da me inteso e percepito). Negli ultimi tempi ho pensato che una figura professionale “ibrida” come la mia possa avere difficoltà di ricollocazione e/o di crescita. Il concetto che ho assorbito dall’ambiente circostante è stato: specializzazione. “Fai una cosa e falla bene, sii uno specialista.”

In questo Laboratorio invece il concetto trasmesso è stato diametralmente l’opposto.

Il messaggio importante che è passato è che la formazione dei partecipanti (chi avvocato, chi fisioterapista, chi architetto, ecc. ecc.), riuniti nella stessa aula, deve essere un valore aggiunto da portare nel Coaching e/o il Coaching stesso diventa una qualità distintiva della formazione e professione attuale.

Assume importanza fondamentale la polidisciplinarietà ad evitare la auto-referenzialità, tipica di chi parla sempre dello stesso argomento (nello specifico leggasi Crescita Personale), raccontandosela all’interno di un gruppo che parla sempre degli stessi argomenti, perdendo il contatto con la quotidianità e con quello di interessante che c’è la fuori nel mondo.

Per me questo è stato un messaggio molto importante, che va ad incardinarsi in una riflessione che mi facevo qualche giorno prima e che ho postato sulla bacheca di Facebook:

Devo trovare il filo rosso che lega tutti gli interessi che coltivo sul web… Sembro polverizzata sulla rete, non monotematica, e non so se sono dispersiva oppure se inconsciamente seguo un filo rosso che non vedo a livello conscio (ma che c’è).

La risposta di uno dei miei contatti, Helga Ogliari, illuminante, è stata:

beh al massimo se proprio non trovi il filo puoi giocarti la carta “bottega del Verrocchio

La voglia e la curiosità di interesse in Arte, Architettura, Tecnologia, Coaching, …, è ripartita.

Per diletto, per passione e per arricchimento.

Il lavoro da fare ora è trovare la chiave per rendere il tutto funzionale anche alla crescita professionale, consentendo una progressione ed un miglioramento.

A confronto con il Milton Model

Terzo appuntamento del Coaching Lab di Extraordinary: oggi è stata la volta di Federica Tagliati, psicologa e ipnoterapeuta “ericksoniana”.

Bravissima e molto comunicativa, ci ha trasmesso il suo amore e la sua passione per Milton Erickson e per la sua metodica.

Sin dal Practioner e dal Master Practioner di PNL (Programmazione Neuro Linguistica) ero rimasta incantata dai filmati su Milton Erickson (nei quali si coglieva la sua misteriosa facilità nell’interagire con i pazienti) e – contemporaneamente – sconfortata dal cercare di capire il “Milton Model“, per me quasi incomprensibile. Forse un metodo troppo intuitivo e ricco di suggestioni, per cercare di incasellarlo in uno schema ben preciso (mi ricordo ancora il foglio in A3 che mi diedero al Practioner con – da un lato – il metodo di Virginia Satir e – dall’altro – quello di Milton Erickson: tanto il primo era chiaro, quanto il secondo era per me imperscrutabile).

Oggi invece abbiamo lavorato tantissimo, mettendo a prova noi stessi e confrontandoci con le nostre emozioni.

Non è stata una passeggiata, ma l’apprendimento e l’arricchimento sono stati notevoli.

Grazie a Federica e alla sua passione, ho aggiunto un altro piccolo pezzo al puzzle della Crescita Personale, sperimentando emozioni e la loro localizzazione nel fisico (avendo una piccola conferma di alcune prime riflessioni fatte qualche mese fa): abbiamo sperimentato dove è possibile “tracciare” l’emozione che stiamo vivendo e comunicando attraverso le parole (i toni di voce). Grazie anche ai suggerimenti di Fausto Madaschi, anche lui tra gli allievi del corso.

Ho imparato ad ascoltare ed intuire il ritmo del respiro, comprendendone appieno l’importanza. Tra le altre cose ho conosciuto la Respirazione Tattica, scoprendo che è in grado di regolarizzare il (mio) battito cardiaco; di derivazione militare, si sviluppa nel seguente modo: 4 secondi inspiro, 4 secondi apnea, 4 secondi espiro, 4 secondi apnea. All’inizio ho avuto una impennata del battito cardiaco, poi – come per magia – si è stabilizzato, rallentando, contribuendo a infondere uno stato di calma.

Ho apprezzato la rilevanza che l’intonazione della voce ricopre nella comprensione del nostro interlocutore e dei suoi stati d’animo, al di là delle parole utilizzate, dicendo molto di più di quanto i vocaboli da noi usati sono in grado di descrivere.

Prosegue così un affascinante viaggio, imparando a scandagliare e conoscere sempre più la mente e l’animo umano, alla scoperta di nuove risorse (a volte ignote), da angolazioni sempre diverse.

E la passione e la voglia di approfondire cresce sempre più.

Una giornata istruttiva e costruttiva (2° lezione di Coaching Lab)

Ieri ho partecipato alla seconda giornata del Coaching Lab di Extraordinary.

L’ospite della giornata è stata Connie Schottky (tradotta dalla coach Cristina), olandese di nascita, cittadina del mondo di adozione e, tra le sue specializzazioni, anche trainer di Anthony Robbins (non mi dilungo in cenni biografici, ampiamente illustrati nel suo sito).

Non avevo mai visto Connie in azione, ma tutti me ne avevano parlato bene e mi avevano anticipato che è molto pratica.

Sono state confermate le aspettative che mi ero creata, anzi sono state anche ampiamente superate.

Donna carismatica, che “riempie lo spazio”, dallo sguardo vivacissimo, ha spiegato la “Psicologia dei 6 Bisogni” di Anthony Robbins.

Ci ha fatto lavorare molto, moltissimo.

Ci ha fatto scrivere la nostra graduatoria dei bisogni e mi sono accorta che mentre si proseguiva nella giornata, nella mia mente avveniva una modifica nell’ordine dei bisogni che avevo inizialmente scritto. E credo che non sia finita qui: fra qualche giorno li riprenderò in mano ed esaminerò se è avvenuto un ulteriore modifica nella scala dei bisogni (come credo).

Mi sono resa conto (e ho avuto modo di confrontarmi anche con Matteo, Lisa e Carina Paula, al termine della giornata nei consueti 10 minuti di “brainstorming”) che pare un metodo di superficie, ma si tratta in realtà di una metodica che va molto in profondità. Incominci a scandagliare la tua anima, il tuo cuore, e pian-piano scopri cosa è realmente importante per te, quali sono i tuoi bisogni primari che ti spingono a fare le cose.

Ma è anche un sistema che, opportunamente utlizzato, è validissimo nell’utilizzo immediato nella vita di tutti i giorni, per comprendere gli altri e le loro modalità operative in tutti gli ambienti nei quali si muovono e vivono.

Ora che sto leggendo anche il suo libro “Finding your forever love”, in lingua inglese ma comprensibilissimo (unendo quindi anche l’occasione per rispolverare il mio inglese un po’ arrugginito), mi sembra di essere immersa in una sessione di life coaching dove il “coachee” sono io.

Da questa giornata e dal libro, sto imparando ancora qualcosa di nuovo di me stessa. Sto definendo che cosa è importante per me, cosa mi motiva e quali sono i miei bisogni, le mie necessità che mi spingono a compiere determinate azioni e ad attuare comportamenti ed automatismi in varie situazioni.

Per me è molto importante sperimentare in prima persona le tecniche, per comprenderle appieno e viverle in modo il più completo possibile, prima di sperimentarle sugli altri.

Una continua scoperta di se stessi e degli altri. Un viaggio affascinante.

Una definizione di coaching…

Chi è il Coach nelle parole di Bert Hellinger

Fu chiesto a un vecchio saggio: “Qual’è il tuo segreto nell’aiutare gli altri? Spesso la gente viene a chiederti consiglio su argomenti di cui sai ben poco, eppure quando se ne vanno si sentono meglio.”

Il saggio rispose: “Quando qualcuno non è in grado di procedere, non significa che non conosca la via. Magari cerca sicurezza mentre avrebbe bisogno di coraggio, o cerca la libertà quando di fatto non ha scelta. E così, gira intorno a se stesso. L’insegnante deve rimanere quieto davanti a tutto ciò. Cercherà il proprio centro, e lì resterà, come una nave con le vele spiegate in attesa del vento. Aspetterà di udire una voce interiore che sentirà essere vera, e lo studente, avvicinandosi all’insegnante, lo troverà nel posto che lui stesso ricerca. Quando la risposta arriva, arriva per entrambi. Sono entrambi in ascolto nello stesso spazio.”

Poi aggiunse: “Nel centro, e sei a tuo agio. Lì resti quieto, e aspetti”.

Dal sito:

http://www.oneweb.biz/it/coaching/

Dinamiche a Spirale

Lo scorso weekend (26-27 novembre) ho concluso la prima fase esplorativa delle Dinamiche a Spirale (iniziata con un corso introduttivo di 1 giorno e mezzo, svolto nel mese di settembre, e terminato con un corso sulle Dinamiche in azione, in questo weekend).

Dopo una giornata di “recupero” (ieri, domenica) trascorsa a gestire il consueto mal di testa che mi affligge dopo i corsi di formazione (ricordo ancora le apocalittiche emcranie post-lezioni di PNL… mi dissero che non dovevo preoccuparmi perchè il mio cervello stava tracciando nuove sinapsi… ieri ne ha tracciate di ulteriori), mi ritrovo ora a fare alcune riflessioni in merito.

Non mi avventuro in una descrizione di questa “scienza” perchè rischierei di trasmette delle informazioni distorte. Preferisco rimandare a due siti internet dove è possibile trovare delle informazioni più precise ed una prima bibliografia.
Il primo sito è quello della Extraordinary, la società che conduce questi corsi (sul suo sito si trovano informazioni utili):

http://www.extraordinary.it/

Il corso che ho seguito è stato condotto da Claudio Belotti (ideatore e co-fondatore di Extraordinary) che si è appassionato e formato con Christopher Cowan (uno dei due studenti che hanno appreso la tecnica direttamente dall’ideatore Clare W. Graves).

Il secondo sito è quello ufficiale delle Dinamiche a Spirale, che presenta anche una breve bibliografia (tutta in inglese):

http://www.spiraldynamics.org/

Tra i testi citati nel sito sopra segnalato, quello consigliato è intitolato:
Spiral Dynamics: Mastering Values, Leadership, and Change” – scritto a quattro mani da Christopher Cowan e Don Beck (il secondo studente citato sopra). E’ un testo complesso ed impegnativo, con una struttura frammentaria, difficile da seguire, ma pare sia il libro più attendibile (quando ne avrò la forza mi cimenterò nella sua lettura).

Il corso è stato interessantissimo: è stata una impegnativa esperienza di arricchimento e conoscenza di se stessi.

Attraverso la descrizioni delle varie componenti della spirale cominci a vedere quali sono le tue dinamiche mentali che ti fanno fare quello che fai.

Per me ha rappresentato un altro passo importante nella comprensione di quello che faccio (e sono), dove sono e dove sto andando (e/o dovrei andare).

Il corso avanzato ha previsto anche la compilazione di un test on-line (in inglese) che ha rappresentato una “esperienza mistica” (soprattutto nella terza fase, per la lunghezza e complessità di compilazione), ma è stata una fatica ripagata da un risultato fondamentale per comprendersi.

Mentre assorbivo i concetti, durante il corso, pensavo di essere collocata in un determinato punto della spirale evolutiva, invece ho trovato un risultato che – per alcuni aspetti – mi ha sorpreso (piacevolmente) e per altri mi sta facendo riflettere.

Ritengo l’esperienza un ampliamento ed arricchimento delle conoscenze relative alle dinamiche comportamentali. Rappresenta un altro tassello nel mosaico della comprensione dell’essere umano e di quello che fa (e del perchè lo fa).

Unito alla Programmazione Neuro Linguistica, che si inserisce perfettamente all’interno di questa disciplina, rappresenta un potente strumento di comprensione dell’”animale uomo”.

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